Diritto fallimentare e della crisi d’impresa

Settori di Attività

DIRITTO FALLIMENTARE E DELLA CRISI D’IMPRESA

 
Lo studio assiste le aziende in crisi, al fine di trovare soluzioni stragiudiziali e giudiziali idonee alla ristrutturazione dell’indebitamento, sia alla luce della normativa vigente sia, in prospettiva, in funzione della nuove procedure previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (C.C.I.), la cui entrata in vigore inizialmente prevista per il 15 Agosto 2020, è stata rinviata al 1° Settembre 2021, e successivamente al 16 maggio 2022, eccezion fatta per le procedure di allerta rinviate al 31 dicembre 2023.
 
L’attività stragiudiziale si manifesta attraverso l’assistenza del cliente nei rapporti con i singoli creditori, al fine di raggiungere soluzioni transattive, ovvero ricorrendo ad una procedura concorsuale stragiudiziale, quale
a) il piano di risanamento attestato ex art. 67 comma 3 lettera d) l.fall. (che verrà disciplinata dall’art. 56 C.C.I.).
Trattasi di un programma ristrutturatorio dell’indebitamento predisposto dal debitore, in funzione della continuità aziendale, che non prevede, necessariamente, (sotto la normativa vigente) l’assenso da parte dei creditori e che ha il vantaggio di rendere liquidabile il suo patrimonio senza rischi di azioni revocatorie, alla sola condizione che un professionista indipendente attesti la fattibilità del piano e la sua idoneità a ristrutturare l’indebitamento.
Se trascritto in Camera di commercio ha conseguenze di natura fiscale di tutto rispetto quale la non tassabilità delle plusvalenze, per il debitore, per la parte del credito non corrisposta a seguito degli accordi intercorsi.
b) la Composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa ex D.L. 118/2021.
Trattasi di un sistema di norme finalizzate a consentire il risanamento dell’impresa, sia essa commerciale (anche minore e, cioè, non fallibile) od agricola che si trova in “condizioni di squilibrio patrimoniale o economico - finanziario che ne rendono probabile la crisi o l’insolvenza” ovvero, anche, in presenza di insolvenza conclamata ma reversibile (se sussistano concrete possibilità di risanamento).
Non è una procedura concorsuale in senso stretto (essendo priva di qualsiasi controllo giudiziale) anche se contiene un sistema normativo interno che regolamenta fasi procedimentali.
Il debitore che intende accedere a tale procedimento deve chiedere la nomina di un esperto negoziatore alla Camera di Commercio ove è collocata la propria sede legale attraverso un’istanza presentata attraverso una piattaforma telematica.
Nell’istanza deve inserire, oltre ai bilanci, alle dichiarazioni dei redditi degli ultimi tre anni, ad una situazione patrimoniale e finanziaria aggiornata, anche una serie di documenti finalizzati a consentire la corretta individuazione dell’attività svolta, della posizione debitoria, del piano finanziario e delle iniziative industriale che intende adottare.
L’esperto, se ritiene che vi siano concrete possibilità di risanamento, gestisce le trattative (che devono essere condotte con correttezza e in buona fede) con tutti i creditori.
All’esito delle stesse, le parti (e non l’esperto che non ha poteri decisionali) possono concludere, alternativamente, contratti con uno o più creditori, ovvero accedere alle varie procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare (accordo di ristrutturazione ex art. 182 bis, convenzione di moratoria, accordo di ristrutturazione ex art. 67 III l. fall etc).
Se le trattative non hanno avuto esito positivo, ma sono state condotte secondo correttezza e buona fede, l’imprenditore potrà, entro sessanta giorni dal deposito della relazione finale dell’esperto, chiedere l’accesso al concordato preventivo liquidatorio semplificato (del quale si parlerà in proseguo).
Vi è da rilevare che, nel corso delle trattative, l’imprenditore continua a mantenere la gestione  ordinaria e straordinaria dell’impresa, sia pur sottoposto a controlli, da parte dell’esperto che non ha il potere di impedire il compimento degli atti che ritiene in pregiudizio ai creditori, ma, solo, di far rilevare, il proprio dissenso, segnalandolo, prima all’imprenditore ed agli organi di controllo (se esistenti) e, successivamente, se l’atto viene comunque compiuto, iscrivendo il proprio dissenso sul registro delle imprese.
La composizione negoziata si applica anche agli imprenditori sottosoglia, per i quali, al termine delle trattative, come soluzione della crisi è previsto l’accesso alla procedura di accordo ovvero alla procedura liquidatoria.
La durata massima delle trattative è prevista per un anno.
 
L’attività giudiziale riguarda:
  1. Gli accordi di ristrutturazione ex art. 182 bis l.fall. (che verranno disciplinati dall’art. 57 ss C.C.I.) Trattasi di un piano di ristrutturazione dell’indebitamento proposto dall’imprenditore in stato di crisi (e non in stato di insolvenza) ad una maggioranza qualificata dei propri creditori (pari ad almeno il 60% dei crediti) finalizzato a raggiungere un accordo, esclusivamente con questi ultimi, senza, per altro, interferire sulle modalità di pagamento dei creditori estranei che devono essere pagati integralmente.
L’accordo, che può avere qualsiasi contenuto (dilatorio, parzialmente remissorio del debito ovvero misto), sottoscritto tra debitore e creditori, deve essere pubblicato nel Registro delle imprese ed è soggetto ad omologa da parte del Tribunale.
Al fine di accedere, a tale procedura, è necessario che un professionista indipendente attesti la veridicità dei dati contabili e l’attuabilità dell’accordo, con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei all’accordo stesso, da pagarsi integralmente alle scadenze previste dalla legge.
È prevista, per il debitore, nell’ambito dell’accordo, la possibilità di concludere, con l’erario e con gli enti previdenziali, una transazione fiscale, ex art. 182 ter l.fall. (che verrà disciplinata dall’art. 63 C.C.I.) consentendosi, in tal modo, di definire, anche transattivamente, il debito erariale e contributivo.
Anticipando una nuova normativa contenuta nel Codice della crisi (resasi necessaria al fine di consentire una, effettiva, applicazione pratica dell’istituto che è stato ingessato per anni dall’inerzia dei Dirigenti pubblici che, per evitare il rischio di una responsabilità contabile, abitualmente omettevano di pronunciarsi in merito alla proposta effettuata dal debitore e vanificando ogni sforzo di quest’ultimo di ristrutturare il proprio indebitamento), la Legge 27 Novembre 2020 n. 159 (che converte con modifiche il Decreto Legge 7 ottobre 2020 n. 125 dapprima e, successivamente, il D.L. 118/2021 convertito con modifiche con la Legge 147/2021) introducono, attraverso una modifica dell’attuale art. 182 bis l.fall., un nuovo criterio di valutazione della proposta di ristrutturazione del debito erariale e contributivo.
La novella legislativa prevede che, qualora l’amministrazione finanziaria o gli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie non si pronuncino entro 90 giorni dal deposito della proposta ovvero anche manifestino il loro dissenso, e la loro adesione sia decisiva, per il raggiungimento delle percentuali previste dalla legge, la decisione passi al Giudice il quale potrà omologare l’accordo qualora lo ritenga conveniente rispetto ad una alternativa liquidatoria, sempre che, tale miglior risultato, sia evidenziato nella relazione predisposta dall’attestatore.
  1. Accordi di ristrutturazione ed efficacia estesa ex art. 182 septies l.f. (che verrà disciplinato dall’art. 61 C.C.I.)
Trattasi di un accordo di ristrutturazione (ex art. 182 bis l.f.) caratterizzato dal fatto che l’accordo, raggiunto con creditori collocati in classi omogenee (per posizioni giudiziarie ed interessi economici) che rappresenti il 75% dei crediti vincola la minoranza dissenziente, sempre che quest’ultima sia stata informata della trattativa, messa nella condizione di partecipare in buona fede ed abbia ottenuto adeguate informazioni.
Di regola deve essere prevista la continuità aziendale ed è solo in presenza di un debito complessivo non inferiore alla metà nei confronti di banche ed intermediari finanziari che l’accordo può avere finalità liquidatorie.
  1.  Convenzione di moratoria ex art. 182 octies l.f. (che verrà disciplinato dall’art. 62C.C.I.)
È una procedura che ha come unico obiettivo quello di dilazionare le scadenze dei pagamenti e di sospendere le azioni esecutive senza in alcun modo compromettere le garanzie del credito.
Essa è vincolante per i creditori non aderenti sempre che venga accettata da creditori che rappresentino almeno il 75% dei crediti.
Analogamente a quanto previsto con riferimento agli accordi di ristrutturazione ad efficacia estesa è necessario che tutti i creditori siano stati informati dell’avvio delle trattative, messi nelle condizioni di partecipare in buona fede ed abbiano ottenuto complete ed aggiornate informazioni sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria del debitore, nonché sulla convenzione e sui suoi effetti.
Professionista indipendente deve avere attestato la veridicità dei dati aziendali e l’idoneità della convenzione a disciplinare provvisoriamente gli effetti della crisi e che i creditori subiscano un pregiudizio proporzionato.
 
  1. Concordato preventivo ex art. 160 ss l.fall. (che verrà disciplinato dagli art. 84 s C.C.I.) trattasi di una procedura che consente al debitore, sia in stato di crisi sia in stato di insolvenza, di sottoporre, ai propri creditori, una proposta di definizione dell’indebitamento, variamente articolata, che si può fondare su un piano liquidatorio ovvero in continuità aziendale.
I creditori, eventualmente suddivisi per classi, sono chiamati ad esprimere il loro assenso o dissenso attraverso il voto.
Qualora la proposta venga accettata da creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto e venga omologata dal Tribunale, diventa vincolante per la minoranza dissenziente.
È una procedura complessa, che prevede sbarramenti al suo accesso ed è sottoposta a controllo sia da parte del commissario giudiziale sia del Tribunale.
In funzione della conservazione dell’attività aziendale è possibile, per il debitore, concludere contratti funzionali al futuro accesso alla procedura che, se perfezionati nel rispetto della legge, consentono di valorizzare al meglio l’azienda nel suo complesso, in funzione di un miglior soddisfacimento dei creditori.
 
  1. Concordato semplificato per la liquidazione del patrimonio ex art. 18, D.L. 118/2021.
Trattasi di una procedura concordataria che vede i creditori privati del diritto di voto a cui può far ricorso il debitore che non è riuscito a concludere, con esito favorevole, la composizione negoziata per la soluzione della crisi d’impresa, non avendo avuto esito positivo le trattative con i suoi creditori, purché siano state condotte in buona fede, e sempre che non sia praticabile l’accesso ad altre procedure concorsuali (accordi di ristrutturazione ex art. 182 bis, convenzione di moratoria ex art. 182 octies, piano di risanamento attestato ex art. 67, III, l.fall. ecc…).
È un concordato preventivo caratterizzato da un trattamento più favorevole per il debitore rispetto a quello “tradizionale” dato che non è prevista una percentuale, minima, di soddisfazione per i creditori chirografari e neppure l’obbligo, per il debitore, di depositare le attestazioni circa la veridicità dei dati e la fattibilità del piano, essendo esse sostituite dalle verifiche effettuate, dall’esperto negoziatore, in sede di composizione negoziata.
Il Tribunale omologa il concordato, verificata la fattibilità del piano liquidatorio (ed è tale anche un piano che vede la continuità aziendale attraverso la cessione dell’azienda), la regolarità del contraddittorio ed il rispetto delle cause di prelazione senza che i creditori siano chiamati a votare.
Questi ultimi potranno, unicamente, proporre reclamo avverso il decreto di omologa alla Corte d’Appello e, eventualmente, in caso di rigetto, ricorso in Cassazione.
 
  1. Il concordato fallimentare ex art. 124 ss l.fall. (che verrà disciplinato dall’art. 24 ss C.C.I.). Trattasi di una procedura concorsuale successiva al fallimento ove, il debitore, decorso un anno dal fallimento ovvero anche in un momento anteriore, un soggetto terzo (un assuntore), a fronte dell’acquisizione di tutto l’attivo del fallimento, effettua ai creditori una proposta di pagamento in percentuale del loro credito.
Tale proposta è sottoposta al voto dei creditori e. se approvata, determina la chiusura del fallimento e l’esdebitazione del debitore per le somme non corrisposte.
 
  1. Il fallimento (che nel Codice della crisi assume la denominazione di liquidazione giudiziale). E’ la procedura concorsuale più frequente che determina la perdita per il debitore, dell’amministrazione e della disponibilità del proprio patrimonio (che passa al curatore), al fine di consentire, attraverso, la liquidazione dell’attivo, il soddisfacimento dei creditori, con conseguenze gravi in capo al predetto che, oltre a perdere il proprio patrimonio, può vedersi contestare il compimento di fatti di bancarotta he se effettivamente posti in essere determinano sanzioni penali consistenti.
In funzione della conservazione dell’attività aziendale è possibile, per il debitore, concludere contratti funzionali al futuro accesso alla procedura (quali, ad esempio, contratto di affitto d’azienda o ramo d’azienda) che, se perfezionati nel rispetto della legge, consentono di valorizzare al meglio l’azienda nel suo complesso, in funzione di un miglior soddisfacimento dei creditori.
I creditori per partecipare ai riparti devono presentare domanda di ammissione al passivo; sarà il Tribunale, ne giudizio di verifica dei crediti, a valutare se e in che misura ammetterli.
Particolare rilevanza assumono le azioni revocatorie finalizzare a ripristinare il patrimonio del fallito, leso da atti dispositivi patrimoniali, pagamenti ovvero atti costitutivi di diritto di prelazione che consentono al curatore di agire in giudizio per ottenere la declaratoria di inefficacia dell’atto nei confronti del fallimento.
 
Lo Studio assiste altresì creditori, ogni volta in cui essi debbano affrontare - in tale veste - le diverse procedure concorsuali:
In tale ipotesi, lo Studio si cura di predisporre le domande di ammissione al passivo, curando tutta l’attività processuale relativa ed – inoltre – cura l’assistenza dei soggetti acquirenti di beni o destinatari di pagamenti da debitori falliti, convenuti in revocatoria dal Curatore fallimentare, fornendo assistenza nella controversia mirante ad ottenere la dichiarazione di inefficacia dell’atto posto in essere.
Da ultimo - ma non per questo di minore importanza – lo Studio presta assistenza ai soggetti che rivestono la qualifica di legali rappresentanti di società e/o membri degli organi di controllo societari, in relazione ad eventuali azioni di responsabilità promosse nei loro confronti, ad opera dei Curatori fallimentari.