Diritto fallimentare e della crisi d’impresa

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Diritto Fallimentare e della Crisi d'Impresa

Lo studio assiste le aziende in crisi, al fine di trovare soluzioni stragiudiziali e giudiziali idonee alla ristrutturazione dell’indebitamento, sia alla luce della normativa vigente sia, in prospettiva, in funzione della nuove procedure previsti dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (C.C.I.), la cui entrata in vigore inizialmente prevista per il 15 Agosto 2020, è stata rinviata al 1° Settembre 2021, anche se vi è da ritenere che, per necessità di coordinamento con la direttiva UE 2019/1023, non si possa prescindere da un ulteriore rinvio di almeno un anno.

L’attività stragiudiziale si manifesta attraverso l’assistenza del cliente nei rapporti con i singoli creditori, al fine di raggiungere soluzioni transattive, ovvero ricorrendo ad una procedura concorsuale stragiudiziale, quale il piano di risanamento attestato ex art. 67 comma 3 lettera d) l.fall. (che verrà disciplinata dall’art. 56 C.C.I.).
Trattasi di un programma ristrutturatorio dell’indebitamento predisposto dal debitore, in funzione della continuità aziendale, che non prevede, necessariamente, (sotto la normativa vigente) l’assenso da parte dei creditori e che ha il vantaggio di rendere liquidabile il suo patrimonio senza rischi di azioni revocatorie, alla sola condizione che un professionista indipendente attesti la fattibilità del piano e la sua idoneità a ristrutturare l’indebitamento.

L’attività giudiziale riguarda:

  • a) Gli accordi di ristrutturazione ex art. 182 bis l.fall. (che verranno disciplinati dall’art. 57 ss C.C.I.) Trattasi di un piano di ristrutturazione dell’indebitamento proposto dall’imprenditore in stato di crisi (e non in stato di insolvenza) ad una maggioranza qualificata dei propri creditori (pari ad almeno il 60% dei crediti) finalizzato a raggiungere un accordo, esclusivamente con questi ultimi, senza, per altro, interferire sulle modalità di pagamento dei creditori estranei che devono essere pagati integralmente.
    L’accordo, che può avere qualsiasi contenuto (dilatorio, parzialmente remissorio del debito ovvero misto), sottoscritto tra debitore e creditori, deve essere pubblicato nel Registro delle imprese ed è soggetto ad omologa da parte del Tribunale.
    Al fine di accedere, a tale procedura, è necessario che un professionista indipendente attesti la veridicità dei dati contabili e l’attuabilità dell’accordo, con particolare riferimento alla sua idoneità ad assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei all’accordo stesso, da pagarsi integralmente alle scadenze previste dalla legge.
    È prevista, per il debitore, nell’ambito dell’accordo, la possibilità di concludere, con l’erario e con gli enti previdenziali, una transazione fiscale, ex art. 182 ter l.fall. (che verrà disciplinata dall’art. 63 C.C.I.) consentendosi, in tal modo, di definire, anche transattivamente, il debito erariale e contributivo.
    Anticipando una nuova normativa contenuta nel Codice della crisi (resasi necessaria al fine di consentire una, effettiva, applicazione pratica dell’istituto che è stato ingessato per anni dall’inerzia dei Dirigenti pubblici che, per evitare il rischio di una responsabilità contabile, abitualmente omettevano di pronunciarsi in merito alla proposta effettuata dal debitore e vanificando ogni sforzo di quest’ultimo di ristrutturare il proprio indebitamento), la Legge 27 Novembre 2020 n. 159 (che converte con modifiche il Decreto Legge 7 ottobre 2020 n. 125) introduce, attraverso una modifica dell’attuale art. 182 bis l.fall., un nuovo criterio di valutazione della proposta di ristrutturazione del debito erariale e contributivo.
    La novella legislativa prevede che, qualora l’amministrazione finanziaria o gli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatorie non si pronuncino, in merito alla proposta di accordo, e la loro adesione sia decisiva, per il raggiungimento delle percentuali previste dalla legge, la decisione passa al Giudice il quale potrà omologare l’accordo qualora lo ritenga conveniente rispetto ad una alternativa liquidatoria, sempre che, tale miglior risultato, sia evidenziato nella relazione predisposta dall’attestatore.
    Qualora gli accordi di ristrutturazione abbiano come destinatari, unicamente, istituti di credito, è data la possibilità, per il debitore, di chiedere ex art. 182 septies l.fall. (che verrà sostituito dall’art. 61 C.C.I.) che gli effetti dell’accordo vadano estesi anche ad una minoranza di banche non aderenti, a condizione che gli istituti di credito, che lo sottoscrivono, rappresentino almeno il 75% dei crediti stessi.
     
  • b) Il concordato preventivo ex art. 160 ss l.fall. (che verrà disciplinato dagli art. 84 s C.C.I.) trattasi di una procedura che consente al debitore, sia in stato di crisi sia in stato di insolvenza, di sottoporre, ai propri creditori, una proposta di definizione dell’indebitamento, variamente articolata, che si può fondare su un piano liquidatorio ovvero in continuità aziendale.
    I creditori, eventualmente suddivisi per classi, sono chiamati ad esprimere il loro assenso o dissenso attraverso il voto.
    Qualora la proposta venga accettata da creditori che rappresentano la maggioranza dei crediti ammessi al voto e venga omologata dal Tribunale, diventa vincolante per la minoranza dissenziente.
    È una procedura complessa, che prevede sbarramenti al suo accesso ed è sottoposta a controllo sia da parte del commissario giudiziale sia del Tribunale.
    In funzione della conservazione dell’attività aziendale è possibile, per il debitore, concludere contratti funzionali al futuro accesso alla procedura che, se perfezionati nel rispetto della legge, consentono di valorizzare al meglio l’azienda nel suo complesso, in funzione di un miglior soddisfacimento dei creditori.
    All’interno del concordato preventivo è possibile concludere, con l’erario e gli enti previdenziali, una transazione fiscale ex art. 182 ter l.fall. (che verrà sostituito dall’art. 88 C.C.I.) andando a definire - anche con una eventuale falcidia del credito - la posizione debitoria erariale e contributiva.
    Anche con riferimento alla procedura concordataria, la Legge 27 Novembre 2020 n. 559, introduce, attraverso una modifica dell’attuale art. 180 l.fall., la facoltà per il Tribunale di omologare il concordato, pur in mancanza di voto, da parte dell’amministrazione finanziaria o degli enti gestori di forme di previdenza o assistenza obbligatori, quando l’adesione è determinante ai fini del raggiungimento delle maggioranze previste dalla legge e sempre che l’attestatore concordatario dimostri che la proposta effettuata è conveniente, per gli enti destinatari, rispetto ad una alternativa liquidatoria.
    Tale nuovo criterio di valutazione della proposta di ristrutturazione del debito erariale e contributivo agevolerà proposte concordatarie che, in precedenza, non avrebbero raggiunto i quorum deliberativi previsti dalla legge a causa del fatto che gli enti preposti chiamati a decidere sulla transazione fiscale non prestavano il loro assenso al fine di evitare il rischio di una responsabilità contabile in capo al funzionario addetto.
     
  • c) Il concordato fallimentare ex art. 124 ss l.fall. (che verrà disciplinato dall’art. 24 ss C.C.I.). Trattasi di una procedura concorsuale successiva al fallimento ove, il debitore, decorso un anno dal fallimento ovvero anche in un momento anteriore, un soggetto terzo (un assuntore), a fronte dell’acquisizione di tutto l’attivo del fallimento, effettua ai creditori una proposta di pagamento in percentuale del loro credito.
    Tale proposta è sottoposta al voto dei creditori e. se approvata, determina la chiusura del fallimento e l’esdebitazione del debitore per le somme non corrisposte.
     
  • d) Il fallimento (che nel Codice della crisi assume la denominazione di liquidazione giudiziale). È la procedura concorsuale più frequente che determina la perdita per il debitore, dell’amministrazione e della disponibilità del proprio patrimonio (che passa al curatore), al fine di consentire, attraverso, la liquidazione dell’attivo, il soddisfacimento dei creditori, con conseguenze gravi in capo al predetto che, oltre a perdere il proprio patrimonio, può vedersi contestare il compimento di fatti di bancarotta he se effettivamente posti in essere determinano sanzioni penali consistenti.
    In funzione della conservazione dell’attività aziendale è possibile, per il debitore, concludere contratti funzionali al futuro accesso alla procedura (quali, ad esempio, contratto di affitto d’azienda o ramo d’azienda) che, se perfezionati nel rispetto della legge, consentono di valorizzare al meglio l’azienda nel suo complesso, in funzione di un miglior soddisfacimento dei creditori.
    I creditori per partecipare ai riparti devono presentare domanda di ammissione al passivo; sarà il Tribunale, ne giudizio di verifica dei crediti, a valutare se e in che misura ammetterli.
    Particolare rilevanza assumono le azioni revocatorie finalizzare a ripristinare il patrimonio del fallito, leso da atti dispositivi patrimoniali, pagamenti ovvero atti costitutivi di diritto di prelazione che consentono al curatore di agire in giudizio per ottenere la declaratoria di inefficacia dell’atto nei confronti del fallimento.

Lo Studio assiste altresì creditori, ogni volta in cui essi debbano affrontare - in tale veste - le diverse procedure concorsuali. 
In tale ipotesi, lo Studio si cura di predisporre le domande di ammissione al passivo, curando tutta l’attività processuale relativa ed – inoltre – cura l’assistenza dei soggetti acquirenti di beni o destinatari di pagamenti da debitori falliti, convenuti in revocatoria dal Curatore fallimentare, fornendo assistenza nella controversia mirante ad ottenere la dichiarazione di inefficacia dell’atto posto in essere.
Da ultimo - ma non per questo di minore importanza – lo Studio presta assistenza ai soggetti che rivestono la qualifica di legali rappresentanti di società e/o membri degli organi di controllo societari, in relazione ad eventuali azioni di responsabilità promosse nei loro confronti, ad opera dei Curatori fallimentari.