Sovraindebitamento

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Sovraindebitamento

Lo studio avvalendosi della specializzazione dell’avv. Paolo Amisano (che ha pubblicato nell’aprile 2012, una delle prime monografie sul tema “Sovraindebitamento - La Nuova procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento. Legge n. 3 del 27.01.2012” Editore Fadia, ed ha pubblicato, nel giugno 2019, con la casa editrice “La Tribuna”, altra monografia dal titolo “Il sovraindebitamento del consumatore – La L. 3/2012 e il Codice della Crisi di Impresa: procedure a confronto), assiste tutti i soggetti non fallibili che hanno accesso alle procedure di sovraindebitamento.

Trattasi dei debitori civili, dei professionisti e delle associazioni professionali, delle fondazioni, delle imprese agricole, delle start up innovative, dei consumatori che, per il solo fatto di non poter accedere alle procedure concorsuali previste dalla legge fallimentare, non posso beneficiare degli effetti esdebitatori derivanti dalle procedure stesse.

Onde colmare tale lacuna il Legislatore ha promulgato la L. 3/2012 con il fine di garantire anche per essi tali possibilità.
Le procedure previste dalla L. 3/2012 sono state accorpate al Codice della crisi e profondamente modificate.
Sino all’entrata in vigore di quest’ultima normativa e, cioè, sino al 15.08.2020, si continuano ad applicare le norme vigenti; a far tempo dal 15.08.2020 si applicheranno quelle introdotte dal Codice della crisi.

Tutte e tre le procedure prevedono la necessaria presenza di un gestore della crisi.
Trattasi di un professionista che viene assegnato al debitore, dopo che lo stesso ne ha fatto richiesta presso un ente, denominato l’Organismo di composizione della crisi, a cui vengono delegati compiti di varia natura.
Deve predisporre una serie di attestazioni / relazioni, differenti da procedura a procedura, da allegarsi al ricorso introduttivo ma può essere anche autore materiale della proposta, da sottoporre ai creditori, se il debitore ne fa richiesta.
Qualora il debitore venga ammesso ad una delle procedure richieste, l’Organismo di composizione della crisi assume un’altra funzione, quella di organo della procedura stessa, diventando ausiliario del Giudice e andando a compiere una serie di atti funzionali alla procedura stessa.

Omologato l’accordo nella procedura di accordo o il piano del consumatore ovvero aperta la procedura liquidatoria, l’organismo di composizione della crisi può assumere l’ulteriore compito di liquidatore occupandosi di tutta la fase esecutiva.
Tre sono le procedure da sovraindebitamento:

  • Procedura di accordo: prevede una proposta di accordo da sottoporre ai creditori, attivando un apposita procedura, innanzi al Tribunale del luogo di residenza del debitore ovvero di quello in cui vi è la sede dell’impresa.
    Qualora la maggioranza dei creditori, che rappresentino, almeno, il 60% dei crediti, aderisca all’accordo, la parola passa al Tribunale il quale dovrà valutare se omologarlo oppure no. Una volta omologato l’accordo, inizia la fase esecutiva assegnata in prima persona al debitore il quale può anche delegare ad un gestore (e solo in casi di particolari un liquidatore) il cui buon fine determina la sua automatica esdebitazione per la parte del debito non corrisposta.
    Tale procedura, profondamente modificata, viene disciplinata dal Codice della crisi negli art. 74 ss sotto la denominazione “Concordato minore”.
     
  • Procedura semplificata riservata al consumatore: ha come destinatario il “consumatore”, individuato quale soggetto che ha contratto debiti di natura esclusivamente personale e, di conseguenza, al di fuori dell’esercizio di un’attività di impresa o professionale (eccezione fatta per Iva e ritenute non versate afferenti una cessata attività professionale o d’impresa che, seconda un’interpretazione della Corte di Cassazione, possano essere ricompresi nel debito da ristrutturare).
    Condizione di ammissibilità è la sua meritevolezza, non potendosi omologare il piano se il debitore ha assunto obbligazioni senza la ragionevole prospettiva di poterle adempiere ovvero se ha, colposamente, determinato il sovraindebitamento, anche per mezzo di un ricorso al credito non proporzionato alle proprie capacità patrimoniali.
    Il consumatore propone ai creditori un piano di ristrutturazione dell’indebitamento che può avere forma libera.
    La caratteristica di tale procedura è che il piano non è sottoposto al voto dei creditori ma, unicamente, alla valutazione del Giudice. È il giudice che deve valutare, alla luce della meritevolezza del debitore, se omologare la proposta ed il piano che ne sta alla base e può farlo prescindendo dal dissenso dei creditori i quali possono effettuare unicamente contestazioni non vincolanti.
    Come nella procedura ordinaria, una volta omologato il piano, inizia la fase esecutiva affidata in prima persona al debitore il quale può anche delegare ad un gestore (e solo in casi di particolari un liquidatore) e, al termine della stessa, con il puntale adempimento degli impegni assunti, vi è la sua esdebitazione per la parte del debito non corrisposta.
    Tale procedura, profondamente modificata, viene disciplinata dal Codice della crisi negli art. 67 ss sotto la denominazione “Ristrutturazione dei debiti del consumatore”.
     
  • Procedura liquidatoria: trattasi di una procedura costruita sulla falsa riga del fallimento.
    Qualora il debitore venga ammesso alla procedura, il Tribunale nomina un liquidatore il quale provvede, previo accertamento del passivo, alla liquidazione dell’attivo e ad effettuare i riparti ai creditori.
    A differenza delle due procedure precedenti, la procedura liquidatoria non ha effetti esdebitatori automatici. L’esdebitazione e, cioè l’inesigibilità dei crediti non pagati, può avvenire solo dopo quattro anni, al termine della procedura stessa e solo a seguito di un ulteriore, autonomo, giudizio che il debitore deve instaurare avanti al Tribunale.
    L’esdebitazione sarà concessa solo se il debitore viene ritenuto dal Tribunale meritevole e se i creditori hanno ottenuto una, non simbolica, soddisfazione del credito.
    Tale procedura, profondamente modificata, viene disciplinata dal Codice della crisi negli art. 268 ss sotto la denominazione “Liquidazione controllata del sovraindebitato”.

Lo studio assiste il cliente nella costruzione della proposta d’accordo o del piano del consumatore ovvero il piano liquidatorio, acquisendo tutta la documentazione funzionale e predispone ricorso introduttivo della procedura che il cliente intende attivare.
Segue il cliente per tutta a durata della procedura stessa e si rapporta, sin dalla sua fase iniziale, con l’Organismo di composizione della crisi sia per fornire, a quest’ultimo, la documentazione necessaria sia per redigere le relazioni di sua competenza sia per qualsiasi altra necessità.